Montorio inaugura un nuovo…Corso nel dopo-Turozzi. Il difensore: “Riprendiamoci”

Montorio inaugura un nuovo…Corso nel dopo-Turozzi. Il difensore: “Riprendiamoci”

by 7 Ottobre 2016

In squadra ha la nomea di essere quello “casinista” e inaffidabile, invece questo ragazzo del 1989 si diverte a smentire voci e leggende metropolitane: Alessandro Corso detiene il record di allenamenti consecutivi e di minor ritardo accumulato. Primi calci a 5 anni, 16 anni in Virtus (in cui vince tutti i campionati regionali fino alla Juniores) e poi quattro anni in Promozione al Sona Maddalena Mazza, a vincere il campionato insieme a mister Roberto Piuzzi. Poi San Martino Speme, Avesa, Audace e Montorio Calcio, nell’anno della Prima Categoria.

Perché hai scelto Montorio?

All’Audace nell’ultimo periodo le cose non andavano per il meglio. Insieme a Manuel Marcolini avevamo deciso di andare via e in quei giorni ci ha chiamato il presidente del Montorio Calcio, Lorenzo Peroni. Lui mi conosceva perché alla Virtus avevo giocato con suo figlio Elia. La piazza era interessante, la società seria e ambiziosa e così siamo venuti entrambi.

In quasi 25 anni di attività sei sempre stato sulla fascia?

Sì, è il mio ruolo preferito, sia come terzino che come esterno di centrocampo. Mi piacerebbe giocare in un 4-4-2, ma rimango convinto che il modulo nelle nostre categoria ha un’importanza relativa: bisogna correre, divertirsi e non mollare mai. Il mio punto forte infatti è la corsa e i cross in mezzo.

Contro il Real Monteforte però avete iniziato tardi a correre (sconfitta per 2-0).

Siamo scesi in campo timorosi, con troppi pensieri in testa, avevamo cambiato allenatore e anche modulo, credo sia normale che all’inizio andassimo in difficoltà. Parlavamo poco tra di noi, ma già dopo la prima mezz’ora e per tutto il secondo tempo abbiamo dimostrato che quando giochiamo siamo tra le formazioni più forti.

Domenica seconda trasferta consecutiva a Gambellara.

Sì, è una squadra che non conosco, è chiaro che siamo obbligati a riscattare la figuraccia di Monteforte con una grande prestazione. Ora abbiamo bisogno si serenità e di essere lasciati tranquilli. Dobbiamo imparare a conoscere il nuovo allenatore, senza troppe pressioni.

Che ruolo avrà il Montorio in questo campionato?

Vorrei che fossimo la squadra da battere. Con l’organico che abbiamo non possiamo permetterci di galleggiare. Ora rientreranno Menini e Corradi, altra qualità e corsa a centrocampo. Il Girone C è strano, devo ancora decifrarlo. Con uno come Zago, umile e dal nobilissimo passato, siamo chiamati a dare molto di più rispetto a domenica.

Quest’estate stavi per andare via?

No, ho avuto una richiesta da un’altra squadra di Seconda Categoria ma non ho accettato. Volevo rimanere al Montorio e il fatto che i miei compagni, quando si è diffusa la voce, mi abbiano chiamato tutti per chiedermi di rimanere mi ha fatto molto piacere e mi ha fatto sentire un giocatore importante.

Quando finirai con il calcio ti darai alla bici?

Può essere, mio padre è vicepresidente della società semi-professionistica Team General Store, e da piccolo ho fatto anche altri sport come ciclismo, sci, windsurf. Il calcio per me è una passione autentica. Ogni anno che passa si fa sentire, ma io mantengo l’entusiasmo che avevo da bambino, il calcio è una valvola di sfogo. Poi ogni tanto vado a guardare mio fratello che gioca all’Audace, ha 16 anni. Forse un giorno lo porterò a Montorio, ha i piedi buoni e gioca in mezzo al campo, ma non potrei mai giocarci insieme, ci picchieremmo.

Capitan Caputi in campo continua a richiamarti.

Sì, con “Capu” ce ne diciamo parecchie in partita, ogni tanto provo qualche numero e lui si arrabbia perché vuole fare gol essendo un attaccante. Io invece sono molto generoso, anche sotto porta lo cerco sempre. Con lui, come con Lenotti, Menini, Martini e Verde, c’è un bellissimo rapporto. Questa è una squadra di amici, si vede anche al di fuori dello spogliatoio.

È vero che con i giovani sei molto severo?

Diciamo che io quando avevo la loro età e sono arrivato in Promozione mi comportavo diversamente. Avevamo più rispetto per il gruppo, non mancavamo mai agli allenamenti, eravamo puntuali e ci comportavamo in modo esemplare per guadagnarci fiducia e rispetto. Oggi tutto questo invece viene dato per scontato.

Esperienza calcistica più bella?

Senza dubbio al Sona. Ho giocato con calciatori fortissimi come Nicola Santelli e come Brentegani, Soardo, Bonetti e Beltrame. E con mister Piuzzi sono cresciuto molto.

Obiettivo reti stagionali?

Sei.