Croz Zai, fiaba in cerca di lieto fine. E se le necessità diventano virtù…

Croz Zai, fiaba in cerca di lieto fine. E se le necessità diventano virtù…

by 17 marzo 2017

Di fiabesco, pur senza alzare troppi i toni, la cavalcata della Croz Zai ha tutto. Trama gradualmente sorprendente, peripezie che raccontano un fruttuoso cammino di crescita. Manca solo lui, il lieto fine. Per metterlo nero su bianca non basta la biro blu o nera: serve la stilografica.

Impossibile resistere alla tentazione di dare forma al sogno pronto a diventare realtà. Sogno in miniatura, per carità, sempre di calcio si tratta. Ma la Croz in Promozione, diciamolo a bassa voce, avrebbe del clamoroso. Non perchè non la valga. Non perchè l’exploit sia frutto del caso. Sia chiaro. Ma perchè, per chi la conosce, la sua storia è quella del brutto anatroccolo che si fa cigno, il figlio d’operai che diventa dottore, tra stupore e clamore generale.

Mai nessuno si sarebbe sognato di veder vincente, ebbra di gioia e di giustificatissimo orgoglio, quell’ex squadra materasso che in Terza, ebbene sì, nella rude Terza, prendeva scoppole e schiaffi da chiunque. Quello, ora, è un lontanissimo ricordo. Smarrito, sbiadito, abbandonata nel dimenticatoio. Da lì è partito il revanscismo, la voglia di scrollarsi di dosso la spiacevole, pesante, malauguratamente ironica etichetta di ‘squadretta’ quasi amatoriale.

Ora, tutto è cambiato. E’ cambiata la musica, gli interpreti (non tutti). E’ cambiato il modo di affrontare il calcio e gli avversari. Di ‘squadretta’ la Croz ha ben poco. Nel tempo è cresciuta con passi da gigante, accrescendo l’appeal per i giocatori da corteggiare e attirando l’attenzione su di sè. C’è il pertugio per una Promozione che, pur rimanendo nei confini di una Prima Categoria, per la portata della realtà che si prende oggi gli applausi che ieri erano pacche sulla spalla, consolatorie da un lato, falsamente accoglienti dall’altro, ha dello strepitoso. Seguiamola insieme. Certe emozioni, per incastonarle nei ricordi più belli, bisogna viverle.