Croz e Alba, quando esistere è resistere. Un rione oltre la scure del pronostico

Croz e Alba, quando esistere è resistere. Un rione oltre la scure del pronostico

by 3 ottobre 2017

Nel principio c’è la rottura. Possibilità di reazione, devianza, trasformazione. Uscire, indenni, dalla scure del pronostico: la lezione, e l’obiettivo comune, di Alba e Croz Zai, sta nella capacità di esistere per resistere. Viaggiando a fari spenti per rosicchiare spazio e punti ovunque, contro chiunque.

Ciò che è noto, è che su entrambe pesa, tutt’oggi, la scure di un pronostico impietoso: papabili retrocesse. La teoria dice questo: acerbe, incomplete, probabilmente inadatte. La pratica, l’esatto contrario. L’Alba è ad un punto dall’Oppeano capolista, il Croz Zai a meno tre. Ma non si guardi la classifica: oggi, com’è fisiologico, lascia il tempo che trova. Si noti invece la bravura di entrambe, con mezzi oggettivamente inferiori (sulla carta) alle avversarie, nel prepararsi alla rottura di un destino per molti già scritto.

L’Alba di Brendolan, giovanissima, sta emergendo in un campionato che deve ancora emettere i primi bilanci. La Croz, rivoltata come un calzino nell’estate del salto di categoria, sta scoprendo se stessa nella lotta contro l’altro. Per entrambe il risultato, ad oggi, è confortante: la forza delle idee, della capacità di tradurre la teoria in prassi, il desiderio di farsi largo, anche a mani nude, vale una classifica che, se da un lato sorprende, dall’altro manda un messaggio chiaro ed inequivocabile: non ci sono squadre materasso.

Il loro iniziale sprint è oggettivamente notiziabile. Alzi la mano chi ci avrebbe scommesso anche un caffè: probabilmente nessuno. E’ fin troppo semplice, immaginando un’antitesi, obiettare che l’esordio di un campionato offre maggiore spazio alle sorprese, specie quando in molti non hanno ancora trovato la quadra oltre i più o meno legittimi pronostici. Ciò che resta è un segnale che va colto: il lavoro sul campo, la reciprocità costruita nella ricerca dell’incastro di convinzioni, atteggiamenti, giocate, corse a perdifiato, ha ancora valore, come ha grande valore l’esistenza di un merito oggettivo degli allenatori, in questo caso Brendolan e Taccardi, in barba a chi sostiene che, fatta la squadra, il tecnico ha il solo compito di gestirla.