Ares, finisce il magistero di Pigatto. Il tecnico lascia il calcio: “Amarezza per il mancato ripescaggio. Abbraccio i miei ragazzi”

Ares, finisce il magistero di Pigatto. Il tecnico lascia il calcio: “Amarezza per il mancato ripescaggio. Abbraccio i miei ragazzi”

by 3 agosto 2017

Orgoglio e amarezza insieme, l’uno di fronte l’altro, quasi costretti da una sorte poco benevola. C’è un paradosso emozionale, a dipingere il volto di Doriano Pigatto. Il tecnico ha deciso: lascerà il calcio. Mollerà l’Ares, la sua creatura, che ha coltivato per cinque anni portandola dalla Terza ad un passo dalla Prima, anzi, diciamo pure in Prima se non fosse che, proprio nell’anno propizio, il cambio delle regole ha, suo malgrado, rovinato la festa promozione dei rosanero.

L’urlo di gioia levatosi in cielo a Lugo, il giorno della finale play-off, finalmente vinta, s’è rivelato un triste dono, fugace come certi notti d’estate. L’Ares, vincitrice sul campo degli spareggi del proprio girone, non ha guadagnato il ripescaggio per la categoria superiore. Verdetto che ha pesato come un macigno sull’umore di Pigatto e dei suoi, tant’è che il tecnico ha deciso di farsi da parte.

“Volevo lasciare già lo scorso anno, questo lo sottolineo – spiega – ho una certa età e la voglia di staccare c’è da tempo. I miei ragazzi mi hanno allungato la carriera: troppo bello stare con loro, troppo stimolante rincorrere la Prima, quanto mai nelle nostre corde, per lasciarli sul più bello. Il paradosso è che quando abbiamo raggiunto l’obiettivo, il cambio delle regole ci ha tolto la possibilità di confrontarci con la Prima. Ma non voglio fare polemiche, non è nel mio stile. Accetto il verdetto, commento solo l’avvenuto con comprensibile amarezza”.

Si concludono, così, cinque anni giocati di gran lena, col naso sempre rivolto all’insù nonostante la pochezza delle risorse, cui il gruppo ha sopperito con la condivisione di rapporti sportivi già usciti da tempo dal solo rettangolo di gioco e, questo va detto, con un gioco che nulla aveva a che vedere con la Seconda.

“Abbiamo sempre provato a giocare a calcio e spesso ci siamo riusciti – conclude – questo, assieme alla scalata, sarà il ricordo più bello. Lascio un gruppo di anime buone e di ottimi calciatori. Li abbraccio tutti, i miei ragazzi. Dispiace non poter vivere la Prima con loro, perciò auguro a chi ne avrà la possibilità di confrontarsi con categorie superiori. I margini di miglioramento per molti sono ben ampi, chi allenerà i ragazzi dell’Ares se ne renderà conto. Ringrazio, infine, la società, che mi ha dato la possibilità di costruire un lavoro lungo ben cinque anni. Esco di scena a testa alta, e non è poco”.